Nel 1612 Emanuele I duca di Savoia, per difendere i secolari interessi che casa Savoia aveva sul Monferrato, decise di risolvere le controversie con le armi. Si diede inizio a quella che fu definita la guerra per la successione del Ducato di Monferrato. In questo frangente il Ducato dei Savoia è alla continua ricerca di truppe e intensifica gli arruolamenti tra le popolazioni montanare occitane, rudi uomini e dure donne abituati a convivere con le continue battaglie di confine.
Tale forza verrà presto formata da valorosi uomini e donne provenienti dalle Valli Occitane (Grana, Maira, Varaita, Po, ecc), induriti da dieci anni di guerra sui confini contesi da Francesi e Savoia, arruolati dal vincitore in seguito alla pacificazione conclusa con il trattato di Lione (1601) ma sempre riottosi a subire l'autorità dei potenti e tendenti all'insubordinazione. La milizia assume, come proprio simbolo, la bandiera recante la Croce di Tolosa e si mette al servizio del condottiero Camillo Taffini, futuro Conte di Acceglio (nell'Alta Valle Maira).
Nel giugno del 1613, approfittando della mancanza di soldati delle fortificazioni canellesi, Carlo Gonzaga, Duca di Nevèrs, signore di Mantova e del Monferrato, con un reggimento di cavalleria, uno di fanteria e con diversi cannoni, attraversò il fiume Belbo e pose l'assedio alla città di Canelli (AT). Il Taffini, a capo dei pochi soldati canellesi e degli occitani, difese eroicamente la città, obbligando in ritirata i Monferrini. Da quell'episodio in poi, la compagnia dei picchieri occitani venne impegnata su vari fronti.
La Cerchia si ripropone di rievocare le antiche gesta di tale compagnia di picchieri, dotati delle caratteristiche picche, lunghe armi ad asta di 5 metri, appoggiati da moschetti a miccia, fanteria leggera con lance, artiglieria, musici, alfieri e vivandiere.
Dopo le battaglie, tutto il gruppo storico riempie di vita le piazze, esibendosi in suggestive coreografie di danza, recuperate dai balli tipici delle vallate. Balli popolari tramandati dalla tradizione orale, oggetto di ricerca e recupero storico, festosi e coinvolgenti, che possono dare spettacolo ma anche catturare gli spettatori e portarli in mezzo ai ballerini, per partecipare in prima persona alle danze insieme alla gente occitana.
Non meno coinvolgente è l'animazione espressa nella vita del campo storico, dove i cuochi cucinano vivande dell'epoca (cinghiali, maialini, zuppe, ecc.) su spiedi in legno o in enormi pentoloni, e dove i giochi di carte e dadi e i litigi fra vivandiere e facili donnine animano la chiassosa locanda e le tende in cui alloggia la truppa.