1750 d.C., il Reggimento Saluzzo

Il periodo storico

                               Nel XVIII secolo i forti stati monarchici assoluti, formatisi nei corso dei secoli con il consolidamento di regni e principati si scontravano spesso tra loro per faccende più o meno serie: chi deve regnare in Spagna? Dove va tracciato un certo confine? A chi deve andare la Slesia?

Fedeli precursori del precetto Clausewitziano, coniato un secolo e rotti dopo, che la guerra è la continuazione della politica con l’ausilio di ulteriori mezzi, ne applicavano i principi con continue guerre tra loro.

Al tempo non esisteva un’opinione pubblica nel senso moderno del termine, la politica la facevano i re e i loro consiglieri. Gli eserciti erano piccoli e si combatteva solo nella bella stagione, non si inseguiva il nemico per evitare di assistere alla fuga dei propri uomini e le battaglie erano combattute come se i soldati fossero automi in uniforme, che marciavano guidati dai sergenti fino in bocca al nemico col passo cadenzato dato dai tamburi e pifferi delle bande reggimentali.

Gli ufficiali di entrambi gli schieramenti erano gentiluomini eleganti e dai modi cavallereschi e raffinati, che si capivano a meraviglia tra loro. La guerra era per loro sia una professione che uno sport e la vita dei loro uomini valeva meno di zero, ancora il Duca di Wellington, 70 anni dopo, definì “schiuma della terra” i suoi soldati vittoriosi a Waterloo.

In quegli anni l’Inghilterra era decisa a impedire che si formasse una grande coalizione continentale che alla fine si sarebbe risolta in una seria minaccia per la sua esistenza. La Francia aspirò sempre a quel ruolo e quindi guerra ci fu un continuo scontro tra le due nazioni, coinvolgendo gli altri stati in una lunghissima lotta senza fine, fatta di scontri continui dalle piovose Fiandre Belghe alle impenetrabili foreste nord americane.

Il reclutamento

Ecco come Walter Barberis ci presenta l’azione dei reclutatori (detti “commessi”) nel Piemonte del XVII-XVIII secolo:

“essi perlustravano città, terre e villaggi…in genere prendevano stanza in una bettola o in una locanda poco vistosa e lì si dimostravano liberali nel tenere conviti, offrivano cibo e vino, e giocavano alle carte non di rado accompagnati da qualche donna di virtù sospetta. Le gozzoviglie e il gioco erano l’anticamera dei debiti. A quel punto i reclutatori offrivano denari ai malcapitati e immediatamente li vincolavano con scritture private o già vidimate da un notaio”; inoltre “si procacciavano informazioni sui giovani dei dintorni, sui dissesti economici di questa o quella famiglia … quindi si mettevano alle costole di coloro che parevano più fragili e sfruttando le loro eventuali debolezze, facendo leva sul desiderio di riscatto o semplicemente ubriacandoli, proponevano loro prestiti in danaro legandoseli senza possibilità di scampo”.

Poiché questi sistemi non erano sempre sufficienti a procurare il “materiale umano” necessario a rimpiazzare le perdite visto che la piaga della diserzione dissanguava gli eserciti del XVIII secolo, già dai primi decenni del Seicento in Svezia era stato creato il sistema dell’ ”Indelta” (1620), mediante il quale ogni distretto rurale avrebbe dovuto fornire un soldato ogni dieci parrocchiani maschi e assicuragli il sostentamento, l’equipaggiamento e un appezzamento di terreno.

L’equipaggiamento

                               Oltre al reclutamento gli Stati dovevano farsi carico di fornire le armi e l’equipaggiamento, una cosa assai onerosa per le esauste casse di paesi obbligati a mantenere truppe in territori a volte molto distanti. In tutti gli eserciti europei il rinnovo della veste e del cappello era biennale, mentre i pantaloni e le calzature si cambiavano ogni anno; ma certamente non era tutto così automatico, e molti soldati erano lasciati senza abiti e senza equipaggiamento anche per lunghi periodi, sia a causa delle carenze dell’amministrazione militare, sia (più frequentemente) a causa di abusi perpetrati dai comandanti o dagli appaltatori “dell’impresa del rimpiazzo” che intascavano il denaro destinato all’acquisto degli abiti e dell’equipaggiamento dei soldati, molti dei quali rimaneva addirittura senza armi per lunghi periodi di tempo. Il Regno di Sardegna era però considerato all’epoca una ”isola felice” per ciò che riguardava l’organizzazione e l’efficienza dell’esercito.

Strategie militari e disciplina

I grandi conflitti della prima metà del XVII secolo sono: Guerra di Successione Spagnola (1701-1714), Guerra di Successione Austriaca (1740-1748), Grande Guerra Coloniale (1754-1763) mentre in Europa veniva combattuta la Guerra dei Sette Anni (1756-1763) il primo conflitto “mondiale” della storia.

L’epoca che va dalla seconda parte del regno di Luigi XIV alla Guerra di Indipendenza Americana prende il nome di “guerre en dentelles” (guerra dei merletti). Questo perché le guerre erano combattute da soldati dalle uniformi variopinte, dai bottoni dorati, giubbe verdi, bianche, rosse o blu; dagli eleganti tricorni con coccarde multicolori, dagli elmi a punta d’ottone scintillanti al sole, dalle ghette bianche. Le file tenute ben allineate da una disciplina rigorosa, che faceva dire a Federico II che i soldati dovevano innanzi tutto temere i propri superiori e poi il nemico, avanzavano a passo cadenzato, quello che si usa oggigiorno solo nelle parate, fino a pochi metri dal nemico per poi spararsi addosso a freddo.

                               Perché ciò fosse possibile era necessaria una asfissiante e tirannica disciplina militare; disciplina che nasce in epoca moderna grazie ad alcuni cambiamenti tecnici ed organizzativi apportati all’esercito delle Province Unite dai due cugini conti Maurizio e Guglielmo di Nassau sul finire del XVI secolo. Questi cambiamenti erano caratterizzati dall’introduzione di alcune tattiche e strategie innovative che i due cugini cercavano di sviluppare mediante l’addestramento delle reclute: in particolare, essi scoprirono la cosiddetta tecnica a “raffica”, che in pratica era un nuovo metodo per aumentare il ritmo di fuoco dei moschettieri (anche se già trenta anni prima questa tecnica era già stata perfezionata dalla moschetteria giapponese); schierando loro uomini in una serie di file, all’interno delle quali i componenti della prima sparavano insieme e quindi si ritiravano per ricaricare mentre le file successive avanzavano e facevano fuoco, si poteva mantenere una scarica continua di pallottole (nel caso specifico furono necessarie dapprima dieci file per mantenere un fuoco costante). Naturalmente questa innovazione ne provocò altre: infatti non era più possibile affrontare il nemico con ranghi troppo serrati, in quanto si offriva un bersaglio facile, quindi le formazioni degli eserciti europei in battaglia cominciarono a dispiegarsi su fronti sempre più ampi. Ma anche questa nuova tattica non fu priva di ripercussioni importanti: fila più sottili di soldati esponevano inevitabilmente un maggior numero di uomini al combattimento corpo a corpo, e ciò richiedeva una dose più massiccia di coraggio, efficienza e disciplina, oltre all’abilità e alla rapidità di intere unità nell’eseguire i movimenti fondamentali per riuscire ad ottenere il fuoco ininterrotto.
Tutto questo si poteva ottenere solo grazie all’addestramento, le truppe quindi venivano istruite per le operazioni di sparo, contromarcia, caricamento (per il quale erano previste 25 posizioni per gli archibugi e 32 per i moschetti) e manovra. Inoltre i due cugini impostarono il loro esercito in maniera nuova, aumentando il numero dei moschettieri rispetto ai picchieri e incrementando il numero degli ufficiali impiegati; quindi divisero il loro esercito in formazioni più piccole, con compagnie da 120 uomini e 12 ufficiali (invece che 250 uomini e 11 ufficiali) e sostituendo i reggimenti (2.000 uomini) con i battaglioni (580 uomini).
Nel 1607 ad Amsterdam venne pubblicato da Jacob de Gheyn con la supervisione di Giovanni di Nassau (fratello di Guglielmo cugino di Maurizio) un nuovo metodo avanzato di addestramento militare, Wapenhandlingen van roers, musquetten end spiessen (Addestramento con archibugio, moschetto e picca), libro di grande successo che si diffuse in tutta Europa. Negli anni ‘20 del Seicento Gustavo Adolfo di Svezia, grazie all’addestramento e alle continue esercitazioni delle sue truppe secondo il metodo olandese, aumentò la rapidità della sua moschetteria arrivando a schierare solamente sei file di soldati per ottenere un fuoco continuo.

                               Lo stesso re svedese però, al contrario dei Nassau (che utilizzarono al massimo 8 cannoni), rese celebre il suo esercito anche perché durante la Guerra dei Trent’anni schierò un abbondante parco di artiglieria (in Germania ne utilizzò 80) formato da cannoni di ottima fattura. Un secondo e decisivo impulso riguardante la disciplina e l’addestramento militare si sviluppò negli ultimi anni del Seicento e nel Settecento, sia a causa del perfezionamento continuo delle tecniche di combattimento (nel1686, l’esercito austriaco utilizzò per la prima volta la baionetta nella vittoriosa battaglia di Berg Harsan contro gli ottomani, mentre nel 1699,durante la battaglia di Steinkerque, venne utilizzato per la prima volta il fucile, che in breve soppiantò il moschetto) sia in seguito all’aumento vertiginoso del numero dei soldati presenti nei vari Stati europei.

Quest’ultimo fatto fu determinante, in quanto provocò una maggiore lentezza e macchinosità nelle manovre e negli spostamenti di questi grossi contingenti, cosicché gli uomini dovettero essere inquadrati all’interno di un rigido regolamento militare con lo scopo precipuo di ottenere soldati formati e ben disciplinati, che consentissero maggior rapidità alla manovra.

La disciplina (sostiene Michel Foucault) esige la clausura ovvero un luogo chiuso su se stesso protetto dalla monotonia disciplinare: per tale motivo come già si è accennato, nel Settecento vennero create un gran numero di nuove caserme, che mantenevano un isolamento rigoroso dalla vita civile e al cui interno erano particolarmente curate l’ordine e la disciplina. Inoltre la caserma “stabilizzava l’esercito, questa massa vagabonda, impediva il saccheggio e le violenze, placava gli abitanti che mal sopportavano le truppe di passaggio, evitava i conflitti con le autorità civili, arrestava le diserzioni, controllava le spese”.