La lingua d’OC

Storia celtica, mappaL'occitano (nell'originale: occitan) o lingua d'oc (da dove Linguadoca) è una lingua, o un gruppo di idiomi, appartenente al galloromanzo meridionale e parlata in alcune zone del sud della Francia. Dialetti occitani sono parlati anche in Spagna (Val d'Aran in Catalogna), nel Principato di Monaco e in Italia nelle Valli Occitane (Piemonte e Liguria) e in Calabria a Guardia Piemontese (CS). In queste ultime zone l'occitano è lingua minoritaria riconosciuta e tutelata dalle leggi locali; diversa la situazione in Francia dove l'occitano non gode di nessuna o di pochissima tutela. A parlare l'occitano sarebbero circa due milioni di persone, mentre si stima in circa sette milioni il numero di persone che ne avrebbero una conoscenza passiva. La denominazione occitano deriva dalla parola occitana òc che significa sì. Questo criterio distintivo venne usato da Dante Alighieri, che descrisse le lingue occitana, francese e italiana in base alle loro rispettive particelle affermative: òc, oïl (antenato del moderno oui) e . Mentre la parola òc deriva dal latino hoc, la parola oïl deve la sua origine al latino hoc ille. Il termine lingua occitana deriva da òc e apparve nei testi amministrativi latini verso il 1300. Eppure, fino al secolo XX, la lingua occitana non era nota frequentemente con questo nome e veniva chiamata per lo più lingua d'oc (da cui Linguadoca) o provenzale. Dagli anni 1960-1970, la parola occitano è diventata usuale e implica una definizione linguistico-geografica estesa, mentre il termine provenzale oggi designa il provenzale in senso stretto, ossia la parlata occitana in uso nella sola Provenza. L'ambito di diffusione della lingua occitana copre il terzo meridionale della Francia ed è nettamente delimitato ad ovest dall'Oceano Atlantico, a sudovest dai Pirenei (che lo dividono da basco, aragonese e catalano), a sud dal Mar Mediterraneo, ad est dalle Alpi (nelle Valli Occitane d'Italia) e a Monaco (dove coesiste con il ligure monegasco). Abbastanza chiara è la linea di confine con il francese ed il francoprovenzale, che segue una linea ondulata che va da Bordeaux alla Val di Susa in Piemonte. Nella Francia centrale esiste inoltre una vasta area di transizione linguistica, chiamata Croissant per la sua forma (verso Guéret, Montluçon e Vichy), dove si parla un occitano con forti influssi francesi.
HPIM1408.JPGIn Francia le regioni in cui si parla occitano sono le seguenti:

  • Provenza-Alpi-Costa Azzurra (escluse le storiche aree di diffusione della lingua ligure: l'alta valle dei fiumi Bevera e Roia, il Principato di Monaco, Mentone e le isole linguistiche nel dipartimento del Var)
  • Linguadoca-Rossiglione (escluse le aree di lingua catalana del dipartimento Pirenei Orientali)
  • Midi-Pirenei
  • Aquitania (eccetto l'area di lingua basca intorno a Bayonne e Biarritz, nonché la piccola parte del dipartimento della Gironda, dove si parla il saintongeais, dialetto del francese)
  • Limosino
  • Poitou-Charentes (solo in una fascia di confine del dipartimento della Charente)
  • Alvernia (esclusa la quasi totalità del dipartimento dell'Allier e piccole frange di quello del Puy-de-Dôme)
  • Rodano-Alpi (Ardèche, Drôme e parti dell'Isère)

In Italia, l'occitano è parlato nelle valli occitane del Piemonte e della Liguria, nonché a Guardia Piemontese in Calabria, dove la parlata occitana è frutto di un antico insediamento di valdesi sfuggiti alle persecuzioni religiose.

In Spagna, l'occitano (nella sua variante dialettale guascone) è diffuso nella Val d'Aran, in Catalogna.

A Monaco, l'occitano (nizzardo) coesiste tradizionalmente con il ligure monegasco (cf. Raymond Arveiller, 1967, Étude sur le parler de Monaco, Monaco: Comité National des Traditions Monégasques).

In misura minore esiste poi la diaspora occitana (Argentina, Uruguay, Stati Uniti).

Storia celtica, mappaAncora non del tutto chiusa è la discussione sulla natura di lingua dell'occitano. Mentre al giorno d'oggi nessuno specialista sostiene che si tratti di un dialetto del francese, alcuni lo considerano invece una famiglia linguistica.

Fra le lingue neolatine la più prossima all'Occitano è senz'altro il catalano, che, a partire dagli inizi dell'età moderna (XVI secolo) era anche conosciuto, dai suoi stessi parlanti, come Llemosí, cioè Limosino (occitano di Limoges). In realtà le due lingue, pur se imparentate fra di loro, non hanno mai costituito un'unità. Nel 1229, in seguito all'invasione della Linguadoca da parte di re Luigi VIII, il Re di Francia estese il proprio dominio politico nel Midi, il Sud della Francia (Crociata albigese). La lingua d'oil, diffusa fino a quell'epoca nella sola Francia settentrionale, divenne predominante su tutti gli altri idiomi parlati nel territorio occupato dall'attuale Francia, poichè venne impiegata nell'amministrazione del potere politico. Il processo fu poi accelerato dall'editto di Villers-Cotterêts (1539), che impose ufficialmente su tutte le terre sotto sovranità francese l'uso pubblico della lingua di Parigi. Con la fine dell'Ancien Régime non cambiò nulla al riguardo, anzi, l'uso del francese assunse valenza strategica in quanto simbolo e garanzia dell'unità nazionale. In tutti questi secoli le lingue regionali, tra cui le lingue di antico ceppo d'oc, rimasero tuttavia diffuse quali vernacoli, soprattutto nelle zone rurali e montagnose.